I pesci pagliaccio nascono maschi, vivono in gruppi all’interno dei quali c’è una sola femmina che è a capo del gruppo e solo il maschio più grosso del gruppo può accoppiarsi con lei. Quando la femmina muore, il maschio più grosso si trasforma in femmina e assume il comando del gruppo.
Gli Anthias vivono in gruppi di femmine con un solo maschio. Se quest’ultimo muore, la femmina più grossa diventa maschio.
I pesci falco nascono femmine, ma la più grande cambia sesso per accoppiarsi con tutte le femmine dell’harem. Se però entra in competizione con il maschio di un altro harem, non solo ritorna femmina per sottrarsi allo scontro, ma riesce anche a deporre le uova.
I Killifish delle mangrovie nascono maschi o ermafroditi. Sotto i 20 °C sono quasi tutti maschi, ma, se la temperatura dell’ambiente è sopra i 25 °C, tutta la popolazione è ermafrodita e quindi si autoriproduce.
I pesci angelo francese sono monogami: vivono in coppia per tutta la vita, difendendosi dai predatori e pattugliando insieme il loro territorio.
La corvina del Golfo, per riprodursi, fa orge rumorosissime, tanto da raggiungere i 150 decibel.
La rana pescatrice abissale femmina può raggiungere i 45 cm di lunghezza, mentre il maschio misura al massimo 1 centimetro ed è un parassita della femmina: in pratica è solo un produttore di sperma.
Se allarghiamo a tutti gli esseri viventi, piante comprese, quelli che secondo la teoria di Maslow sono i tre bisogni primari dell’essere umano – mangiare, riprodursi, respirare -, capiamo che ogni strategia messa in atto per la continuazione della specie è valida. Anzi, a volte il bisogno di riprodursi è talmente urgente e pressante che, pur di accoppiarsi, si attuano scelte controproducenti alla sopravvivenza. Tutt* sappiamo che il pavone maschio, oltre ad avere una livrea screziata e dai riflessi metallici, per attrarre la femmina fa la ruota, sfoggiando la bellezza della coda variopinta ed essendo così più visibile ai predatori, che nelle foreste dell’India non mancano. In quel momento gli interessa? Probabilmento no. Perché, come ben ci ricorda il compianto Robin Williams, nel corpo non c’è abbastanza sangue da far funzionare un pene e un cervello nello stesso momento.
In molte specie animali i maschi sono più grandi e colorati delle femmine e a volte, per riuscire ad accoppiarsi, devono attuare strategie di conquista anche elaborate – come i nidi degli uccelli giardinieri, che non servono per la cova delle uova, ma sono fatti con ramoscelli, foglie, fiori, frutti, gusci di lumaca e altri oggetti colorati e organizzati con cura; o i mandala larghi fino a due metri che i pesci palla giapponesi modellano per giorni nella sabbia dei fondali con pinne e corpo; oppure danze e canti particolari: tutto solo per essere scelti.
La percentuale delle specie animali in cui le femmine sono più grandi e dominanti è limitata rispetto al contrario, ma l’animale più diffuso, anche in termini di massa corporea, è matriarcale: parliamo delle formiche. Si stima che sulla Terra ne esistano trilioni e, se sommassimo il peso di tutte, otterremmo una cifra maggiore rispetto a quella di qualsiasi altra specie animale. Sì, anche degli elefanti, che, guarda caso, sono una specie matriarcale, così come le orche.
Per chiudere questa breve – e sicuramente non esaustiva – carrellata sul variopinto universo sessuale degli animali, un aneddoto sulla clitoride delle iene maculate – altro animale matriarcale: è tanto lungo che sembra un piccolo pene ed è da lì che con grande sforzo, a volte anche fatale, escono i nascituri, e per molto tempo i ricercatori hanno pensato che fossero i maschi a partorire e ad allattare. Ricercatori maschi, probabilmente.
Chuchu




