Aprendo un libro qualsiasi di Letteratura italiana, una cosa viene subito all’occhio: è la sagra della salsiccia.
Questo succede perché non ci sono donne scrittrici degne di tale nome? Assolutamente no. Succede perché viviamo in un mondo intriso di sessismo e patriarcato, che dimentica parti della propria storia per comodità o indolenza.
La Natura ha scelto il sesso più idoneo per gestire una gravidanza e l’Uomo ha rinchiuso a doppia mandata ogni Donna in quell’unico ruolo, negandole ogni altra spinta creatrice. Eppure neanche secoli di oscurantismo e patriarcato tossico sono riusciti a impedire alle donne di esprimere sé stesse e ciò che avevano nell’animo.
Ci sono nomi della Letteratura italiana che tutt* ricordiamo, come Dante, Leopardi, Foscolo, Ungaretti, ma, se chiedi a qualcun* quale scrittrice italiana abbia vinto il Nobel per la Letteratura nel 1926, in poch* sapranno rispondere – oddio, magari non perché sia stata una donna, ma perché ristagna una sempre più diffusa ignoranza, purtroppo.
Certo qualcosa si sta muovendo: stanno uscendo libri e articoli che elencano, sebbene non in maniera esaustiva, le donne nella Letteratura italiana. Ma quello che ci manca è trovarne i nomi nei libri di scuola, mischiati fra quelli maschili e non in un capitolo a parte.
Studiare non è mai stato facile (basta chiedere a qualunque ragazzin* e avere memoria di sé stess*), ma ci permette di non dover ricominciare sempre tutto da capo: a scuola mi stanno insegnando fin dove sono arrivati coloro che mi hanno preceduto; bene, ora posso contribuire con ciò che ho dentro io. Questa dovrebbe essere la norma. E invece troppo spesso ci fanno odiare chi è venuto prima, figurati se dovessero aggiungere anche tutte le letterate che sono state lasciate nel dimenticatoio: più che libri, avremmo dei macigni (eh, sì, perché ne sono state lasciate indietro davvero tante).
Se chiedi a qualcun* se le/gli piace la poesia, quasi sempre la risposta sarà no. Certo memori di aver studiato a memoria Il Cinque Maggio, sfido chiunque a dire che sia stato uno sballo, ma ci siamo pers* la bellezza de I ragazzi che si amano (sì, lo so che Prévert è francese, ma… quando una cosa è bella non ci sono confini) o di Ali per volare (magari facendo sì che Merini sia più di una didascalia a qualche foto di dubbio gusto).
Le donne censite come socie nell’Accademia dell’Arcadia fra il 1690 e il 1800 sono 450: di quante di loro ricordiamo almeno il nome? E non va meglio nemmeno andando avanti nel tempo. Certo la scuola di oggi non è nota per arrivare a farti studiare come si deve la contemporaneità (in Storia si arriva a malapena alla Seconda guerra mondiale), ma ci stiamo perdendo molto in cultura e diversità – chissà come mai questa parola fa così tanta paura.
Forse ci soffermiamo molto su ciò che è più lontano da noi – sempre in termini maschili, però – e troppo poco su chi ci è più vicino: Deledda, Morante e Aleramo, per fare alcuni nomi. E Ginzburg, Serao, Ferrante. Studiamo Montale e neanche una parola su Cavalli. Ma davvero la lista è lunga. E non finirà finché ci sarà qualcuna con il desiderio di raccontarsi e raccontare.
Comunque se sei curios* di sapere chi abbia vinto il Nobel per la Letteratura nel 1926, la risposta è nel carosello delle foto.
Chuchu

















