Se non sapete da dove arrivi quel vecchio panciuto vestito di rosso che chiamiamo Babbo Natale, ve lo raccontiamo noi!

La sua storia è antichissima e comincia con San Nicola vescovo di Myra, nato nel 270 dC nell’odierna Turchia e noto per le sue opere caritatevoli. Tra queste, aver fornito di dote tre fanciulle permettendo loro di sposarsi invece che cadere nella miseria (ehm, patriarcato is that you?), e aver salvato dei bambini.
Dopo la sua morte diventa oggetto di venerazione e le reliquie traslate a Bari, per questo lo conosciamo anche come San Nicola di Bari.

In questo senso, rappresenta la radice storico-religiosa dell’usanza dei doni e della carità. Il suo mito ha attraversato l’Europa: nei paesi del Nord è Sinterklaas o Sint Nicolaas e la sua festa cade intorno al presunto giorno della sua morte il 6 dicembre. Nelle lingue anglosassoni Saint Nicholas si modifica fino a diventare quello che oggi è Santa Claus.
Per diversi secoli quindi l’immagine del portatore di doni è quella di un santo. È nel XIX secolo che attraverso racconti e rappresentazioni artistiche comincia ad affermarsi l’iconografia che conosciamo, la barbona bianca, il volto bonario, la slitta trainata da renne. Da lì in avanti la figura diventa sempre più laica e commerciale, distaccandosi dalla radice sacra. L’ultima evoluzione è del 1931, quando Coca-Cola gli cambia l’abito tradizionalmente verde col rosso del suo marchio dando vita all’immagine oggi diffusa in tutto il mondo.

Babbo Natale non è però l’unica figura legata alle festività dicembrine. In alcune regioni d’Italia e non solo, chi porta i regali è Santa Lucia. Martirizzata il 13 dicembre, che nel calendario giuliano era anche il giorno più corto dell’anno, divenne subito figura celebrata per festeggiare la luce che ritorna, simbolo di rinascita e di speranza (Lucia deriva da lux=luce). Oggi la sua festa mischia elementi sacri, tradizioni popolari ed echi pagani, tra processioni, messe e abitudini come lasciare sul tavolo, oltre alla classica letterina dei desideri, alcuni biscotti per lei e una carota per il suo asinello che la accompagna trainando un carretto pieno di regali per ə bambinə.
Il Krampus invece è una figura della tradizione alpina e centroeuropea, dalle origini incerte e forse risalenti alla mitologia precristiana: una sorta di diavolo con lunghe corna, volto spaventoso, zoccoli e coda, che accompagna San Nicola nella notte del 5 dicembre, picchiando o rapendo ə bambinə “cattivə” (sicuramente nei secoli addietro non si facevano problemi di gentle parenting). Oggi si tengono le parate del Krampus, una tradizione folkloristica in cui le persone si travestono da krampus e sfilano per i paesi.
Ecco quindi l’altro lato della medaglia: se Nicola e Lucia rappresentano il bene e la luce, il Krampus simboleggia il male e l’oscurità, in un richiamo continuo al solstizio d’inverno e al dualismo bene-male.

Ma non è finita qui. In Finlandia esiste lo Joulupukki (caprone di Natale), anche qui originatosi dalle tradizioni nordiche pagane legate al solstizio, in cui la capra era animale rituale. Simile è lo scandinavo Yule Goat (capro di Yule), simbolo del raccolto nelle celebrazioni pagane del ciclo delle stagioni, poi divenuto elemento decorativo natalizio. In Nord Europa c’è lo Julemanden, portatore di doni assimilabile a Santa Claus: anche lui porta i regali la notte del 24. E da Nicola (al nord si dice Niels), origina anche il folkloristico Nisse, un folletto guardiano della casa dal cappello rosso che aiuta nelle faccende e che va ricompensato al solstizio d’inverno con una bella tazza di porridge. Nell’Europa dell’Est e in Russia c’è Ded Moroz, Nonno Gelo, personificazione dell’inverno, barba bianca e vestito di pelliccia, accompagnato dalla nipote Snegurochka sua aiutante. Mentre in Grecia chi porta i doni il 1° gennaio è S.Basilio, vescovo di Cappadocia nel IV secolo, santo cardine nella fede ortodossa, venerato per la carità ai poveri e ai malati.

E ultimo ma non per importanza ricordiamoci Bambin Gesù, anch’egli portatore di doni e celebrato tanto in Italia quanto nel resto d’Europa e anche in molte zone dell’America latina. Qui c’entra la Riforma protestante, che scoraggiando la devozione cattolica per i santi ha come risultato l’adozione della figura del piccolo Gesù al posto di Nicola.
Le figure del Natale quindi fanno tutte parte in realtà di un unico grande racconto dell’inverno, della luce che ritorna, della bontà, della paura, della speranza, del dono.

Per oggi è tutto, ma restate con noi, il Natale ha ancora molte storie da raccontare: nelle prossime settimane vi parleremo delle donne del Natale.
