Artista e opera d’arte: sono due entità separate e distinte o inevitabilmente collegate l’una all’altra in un rapporto indissolubile? Questa domanda, che molte persone nel corso della storia si sono sicuramente fatte, non può avere una risposta

Non una univoca e valida per chiunque, quanto meno.

A questo sono giunta dopo un mese di riflessioni, interviste, ricerche (forse 5 minuti su chat gpt avrebbero dato la stessa risposta, ma tant’è).

Interessanti sono tuttavia le posizioni che ho raccolto.

I. mi ha detto: quando l’artista crea non è più una persona reale, è come se fosse in uno stato trascendentale che non ha niente a che vedere con ciò che succede nel mondo vero. Non ho nessuna difficoltà a dividere opera d’arte e artista come persona, perché sono due cose totalmente separate.

C.: non si può separare, si deve solo boicottare. Se scopro che l’artista è una persona orribile la sua arte perde valore e non voglio più in alcun modo supportarla, anche se mi può costare a livello emotivo.

A.: a me non interessa minimamente cosa fa l’artista nella sua vita privata, mi interessano solo le sue opere. Se quelle mi piacciono, mi emozionano o mi danno qualcosa di positivo, tanto mi basta.

T.: quando ho scoperto che il mio musicista preferito ha fatto cose tremende e per me inaccettabili, ho smesso per sempre di ascoltare quella musica, anche se un tempo era la mia ancora di salvezza. Questo mi ha fatto malissimo, perché mi ha fatto mettere in dubbio molte cose, ma sicuramente non potrò più ascoltare quelle canzoni.

S.: non ci avevo mai ragionato, forse perché non so mai molto della vita privata degli artisti. In fondo prima sapevamo ancora meno e non ce ne preoccupavamo troppo. Certe opere immortali vengono da persone di cui ora sicuramente non condivideremmo le idee, però sono comunque una parte indiscutibile di storia dell’arte… Quindi, forse, sarebbe solo meglio non sapere.

P.: sta per uscire un’opera che non vedevo l’ora di vedere, ma ora so che l’autore non è la persona che pensavo. La guarderò ugualmente, ma so già che non mi darà la stessa emozione. So già che non mi piacerà del tutto.

Dopo tutti questi punti di vista, per come la vedo io, si tratta soprattutto di un rapporto di fiducia e tanto dipende da quello che l’opera ci ha trasmesso e che non vogliamo venga “rotto”.

Faccio un esempio: se ascolto una canzone d’amore e ne rimango estasiata, tanto da eleggerla a mia preferita per sempre, riproducendola in cuffia in ogni momento necessario e senza mai volerne ascoltare un’altra, per poi scoprire che chi ha scritto quella musica e quelle parole ha evaso tasse, rubato, guidato in stato di ebbrezza o avuto comportamenti poco cortesi… be’, non credo amerò poi tanto meno quella canzone. Se però la stessa persona ha preso a pugni in faccia colui/colei che diceva di amare… ecco, allora il rapporto di fiducia è rotto per sempre.

Mettiamo un altro esempio, un po’ meno vago.
Senza fare nomi, immaginiamo una scrittrice di libri fantasy famosa in tutto il mondo, che ha creato un mondo magico in cui un personaggio oscuro e malvagio conduce una guerra sfrenata contro una categoria di persone che ritiene meno degne di altre. Una saga epica in cui valori come l’amicizia, il rispetto dell’altro e il senso di comunità traspaiono in ogni pagina.
La stessa persona (SEMPRE SENZA FARE NOMI, EH) nella realtà si rivela capace di un bullismo becero e ignorante, che travalica il semplice esprimere le proprie idee, anche se controverse.
Come si fa? Per me il rapporto di fiducia è più che incrinato.

Non so, penso che non abbandonerò mai Harry Potter, anche se non riuscirò più a leggerlo nella stessa maniera.


Pepita

 

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